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Cornici pregiate

Cornici

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Giuseppe Casali

 

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'La nostalgia delle cose'

Nato a Cesenatico il 25 aprile 1946. Ha frequentato i corsi di disegno a Cesenatico. Allievo di Walter Masotti.Monografia disponibile

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Intervista con Andrea Diprè

Diprè : Si trova d’accordo sul fatto che l’arte ha perso il desiderio dell’illusione a vantaggio di una elevazione di ogni cosa alla banalità estetica ed è quindi diventata trans estetica?
Casali: Oggi c’è molta confusione e gli incapaci cercano di confondere le idee con le panzane o i bidoni attaccati al muro, ma l’arte è per me qualcosa di tangibile. Bisogna saper fare e conoscere oltre il proprio talento. Gli impotenti fanno confusione, ma l’arte degna di questa definizione emergerà sempre.

Diprè : L’arte può ancora avere un grande potere di illusione?
Casali: L’arte avrà per me sempre il potere di illudere e stupire, soprattutto quando i miei occhi saranno di fronte ad un capolavoro. Ci sono infiniti dipinti che esaltano proprio questo potere.

Diprè : Che colore, che luce ha la nostalgia?
Casali: Il colore del sole mi dà la nostalgia dei tempi in cui andavo a pescare con mio padre. Il sole nasceva all’alba espandendo calore e luce, un infinito giallo/rosso. Amo il rosso, ma in natura tanti colori colpiscono il mio spirito nostalgico.

Diprè : Le sue opere riescono a raggiungere territori o pianeti mai esplorati dall’arte?
Casali: Il tentativo di essere originali è un compito arduo, ogni artista crede a volte di aver trovato la strada senza orme, invece poi si accorge che Rubens, Bruegel, Bosch, gli Impressionisti, i Macchiaioli hanno fatto prima di lui le cose che egli crede di aver trovato. L’originalità appartiene solamente agli uomini delle pitture rupestri, dopo di loro è stato un susseguirsi di espressioni legate l’una all’altra;ma l’artista non cede e prosegue nella sua ricerca.

Diprè : Ha un banchetto iconografico che predilige?
Casali: Amo tutta la pittura, quella con la P maiuscola. Certo, magari prediligo un periodo ad un altro ma la contraddizione è dietro l’angolo. Vi sono tanti capolavori di ogni epoca che mi incantano.

Diprè : Non ha l’impressione che tutte le grandi mostre internazionali siano originate da un certo annullamento, oggi in una sorta di indifferenza generale tutto ciò che è visibilmente nullo e mediocre ha diritto di cittadinanza accanto ad altre cose, più nessuno si stupisce di vedere opere delle quali non c’è effettivamente niente da dire e niente da fare.
Casali: I mass media purtroppo non fanno molto, solo terrore e bassi spettacoli. Diprè evidenzia una realtà che viviamo…Sono apparsi sulla scena dell’arte coloro che vorrebbero appartenerle ma non hanno le mani in pasta. Alcuni critici spacciano per arte le installazioni di ciarpame e quando le ruspe ripuliscono la loro immondizia dicono che è stato fatto un affronto, ma da loro. Basta con i bidoni appesi al muro, basta con gli stracci di Pistoletto, o le merde d’artista di Manzoni….Degradazioni mentali…E’ ora di finirla con le biennali del nulla, in quelle cose vedo solo il vuoto.

Diprè : Che speranze nutre per il futuro?
Casali: Il futuro è un labirinto, noi siamo dentro, giriamo, ci fermiamo, poi troviamo un’altra porta e con coraggio andiamo oltre…Ecco, un altro muro. Ma deviamo la strada e ne percorriamo un’altra, per cercare, per vivere. Il futuro va affrontato a viso aperto, esso apre mille possibilità e come i trecento di Sparta io mi ritengo un guerriero del pennello, e non cadrò mai senza combattere. Come diceva Picasso, il pennello può diventare un’arma e ferire più di una spada nel raccontare il divenire, nella perpetua ricerca di quella giustizia che fa scaturire l’arte dal buio del mediocre.