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Claudio Rolfi
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Intervista con Andrea Diprè
Diprè : Si trova d’accordo sul fatto che l’arte ha perso il desiderio
dell’illusione a vantaggio di una elevazione di ogni cosa alla banalità estetica
ed è quindi diventata trans estetica?
Rolfi: Probabilmente l’arte non ha perso il suo fascino illusorio ma forse è
semplicemente come dice Lei, oggi si tende ad estetizzare troppo, dimenticandosi
le vere radici della realtà che a volte affondano proprio in una Semplicità
estetica, fatta di cose comuni che ci sono intorno, ecco probabilmente non
sappiamo più guardare, non sappiamo cogliere il fascino e l’arte delle cose,
sarà forse perché ne abbiamo troppe!
Diprè : L’arte può ancora avere un grande potere di illusione?
Rolfi: Dipende da cosa si intende per illusione se si vuole dire che l’arte,
quella genuina fatta di mente e cuore, possiede in se ancora il potere di farci
sognare e di coinvolgerci emotivamente, in tal caso le rispondo certamente di
si!Come diceva scherzosamente un mio caro amico, il dipinto, se di qualità, è
come un televisore, ti ci puoi sedere davanti e passare anche ore a guardarlo,
scoprendo in esso sempre cose nuove. E poi in un mondo fatto di frenesia e di
stress dove comandano il denaro e il potere, è bello di tanto in tanto farsi
trasportare dalle ali dell’arte e lasciare che ci faccia illudere e sognare.
Diprè : Che colore, che luce ha la nostalgia?
Rolfi: Ecco…nei miei quadri cerco di ricreare il colore e l’atmosfera della
nostalgia, quella che il grande maestro Giorgio De Chirico chiamava
melanconia;ma non è una nostalgia triste, perché è fatta con la luce calda del
tramonto, quando il sole ammanta tutto con il suo colore e crea ombre lunghe e
marcate che in questo attimo crepuscolare fanno sentire la grandezza
dell’universo, e come diceva Dante:”….si intenerisce il cuore”.
Diprè : Le sue opere riescono a raggiungere territori o pianeti mai esplorati
dall’arte?
Rolfi: Non pretendo tanto dalle mie opere, sarebbe una presunzione troppo
grande. Mi accontento di rivisitare con la mia arte luoghi, angoli o momenti già
visti o vissuti e ricostruirli semplicemente in modo diverso da come è stato
fatto da altri in passato, sperando che questo possa stimolare sentimenti
profondi nello spettatore, emozioni, sensazioni, come io stesso ho sentito
lavorando alla mia opera.
Diprè : Ha un banchetto iconografico che predilige?
Rolfi: Si! Dipingo tutto quello che mi piace nella vita reale:il mare, gli
agrumi, le barche, Venezia, la Toscana….Spesso i miei dipinti sono frutto di
viaggi in alcuni di questi luoghi in cui vado abitualmente per ricavarne spunti
e stimoli. Questi soggetti così apparentemente variegati sono però tutti legati
da un comune denominatore: un’atmosfera quasi onirica che creo con toni e colori
caldi cercando di dare un senso di calma e di immobilità alle cose.
Diprè : Non ha l’impressione che tutte le grandi mostre internazionali siano
originate da un certo annullamento, oggi in una sorta di indifferenza generale
tutto ciò che è visibilmente nullo e mediocre ha diritto di cittadinanza accanto
ad altre cose, più nessuno si stupisce di vedere opere delle quali non c’è
effettivamente niente da dire e niente da fare.
Rolfi: Spesso e volentieri si tende a vendere del fumo in tutti i campi e non
c’è da stupirsi se ciò avviene anche nell’arte.
Penso che sia così da sempre e che ci siano state cose brutte accanto a cose
belle ma il tempo è il vero giudice e spazzerà via tutti i mistificatori e gli
imbroglioni, e chi resterà nella storia dell’arte sarà perché lo meritava
davvero, perché in arte non si può e non si deve mentire.
Diprè : Che speranze nutre per il futuro?
Rolfi: La parola futuro a volta mi fa paura a volte mi affascina. Se si
riferisce al futuro del mondo, la speranza è di una maggiore serenità e pace
anche se come risposta potrà sembrarle banale, per quanto riguarda me come
artista invece, la speranza è che un giorno, magari tra cento anni, una persona
qualunque davanti ad un mio quadro possa emozionarsi con la stessa intensità con
la quale io l’ho dipinto oggi.